Cave di Casole d'Elsa

Casole d'Elsa, panorama

 

 

  Alabastro gessoso    
     
 

 

In provincia di Siena c'è uno specifico bacino di sedimentazione dell' alabastro gessoso: quello di Casole d'Elsa - Chiusdino - Radicondoli, distinto da quello di Volterra.


Anche da quest'area Etruschi e Romani hanno estratto alabastro per realizzare urne cinerarie e suppellettili, e fin dal Medioevo gli artigiani di Volterra hanno prodotto oggetti d'arredo di ogni tipo, dovendo però oggi ricorrere quasi esclusivamente ad alabastro spagnolo per l'esaurimento dei giacimenti conosciuti nella zona.


L'alabastro gessoso è una varietà di gesso (solfato di calcio) con tessitura microcristallina, di aspetto trasparente e con particolari proprietà meccaniche che lo rendono facilmente lavorabile.

Si trova all'interno delle masse gessose sotto forma di "ovuli" (detti anche "arnioni"), di dimensioni fino a un metro e mezzo di diametro, con colori diversi a seconda delle impurità: agata (giallastro, rosato o rossastro, per inclusione di ossidi di ferro e manganese), gabbro (bruno), cinerino (grigio), bardiglio (ricco di venature grigie), bianco venato (con alcune venature grigie), scaglione (bianco).


Dalla cava abbandonata di Monteguidi (Casole d'Elsa), in località Pian dei Gessi, ancora considerata "giacimento potenziale" dal Piano Regionale Cave, proveniva uno dei più pregiati tipi di alabastro, detto "bardiglio agatato di Monteguidi": di interesse mineralogico sono il gesso xx (anche nella forma geminata "coda di rondine") e la marcasite (glomeruli nelle argille, poco comune). In questa zona fu anche coltivata nell' '800 una piccola miniera di zolfo.


Dalle cave in località Podere Sant'Agata, presso Luriano (Chiusdino) proveniva invece l' "alabastro bardiglio": gesso, marcasite, dolomite; oggi sono abbandonate, ma poco distante è stata individuata una nuova area di estrazione.


L' "alabastro bianco venato" proveniva invece da una cava vicino a Chiusdino, detta di Podere al Moro o di Monte Capino, oggi con movimento franoso in atto, indicata nel piano estrattivo della Regione Toscana come potenzialmente suscettibile di ulteriore