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Toponomastica

 

in

 

Valdichiana

 

   
  A B C D E F G L M O P Q S V  
     
 

Anche se è impossibile conoscere con precisione da quando l'uomo abbia iniziato ad attribuire il nome ai luoghi che lo circondavano sembra che i primi ad essere stati individuati in modo diretto siano stati i fiumi e i monti.

Secondo il geografo francese Paul Claval questo è avvenuto quando le popolazioni, dopo aver occupato in modo stabile i territori, hanno sentito il bisogno di avere la possibilità di indicare alcune entità geografiche specifiche.

 

Lo studio linguistico storico pone l'attenzione sui toponimi perché le radici di questi mantengono informazioni anche attraverso il passaggio dalla lingua che viene abbandonata a quella che ne prende il posto e in assenza di altri dati il nome può essere dunque la testimonianza di lingue e di civiltà completamente estinte.

Ciò che ha cessato di esistere ha lasciato cioè tracce nei nomi locali legati ai luoghi abitati (paesi, contrade, vie e attività economiche), alle entità geografiche (vallate, monti, insenature, isole, laghi e mari) ed ai diversi corsi d'acqua (sorgenti, torrenti e fiumi)

Nella cultura anglosassone possono rientrare in tale definizione anche particolari zone naturalistiche come prati, radure e boschi.

Per alcuni autori è possibile allargare il campo di interesse della toponomastica anche a monasteri, chiese, altri edifici religiosi e comprendendo tra questi anche i siti di sepoltura.

La toponomastica permette di conservare la cultura locale e richiede il mantenimento di banche dati specifiche.

Dati cartografici e toponomastici possono essere diffusi in vari formati compresi mappe topografiche cartacee e digitali.

 

La toponomastica italiana dalla sua nascita, fine XIX secolo, ha sempre tenuto presente l’interesse per lo studio storico del territorio, come dimostrano numerose pubblicazioni di linguisti e geografi. Odiernamente lo studio dei microtoponimi e dei termini geografici, serve per illustrare l’evoluzione di un territorio storico nella sua completezza.

Nell’ambito della disciplina geografica e particolarmente di quella geostorica, la ricostruzione di un paesaggio antico, sia questo preistorico, medievale, moderno, ma ormai anche “quasi” contemporaneo, non può assolutamente prescindere dall’apporto della toponomastica, in quanto come affermato da Giovan Battista Pellegrini,: «il compito istituzionale della toponomastica è soprattutto di studiare i nomi locali nelle loro origini e nella loro storia e di indagare sulla nomenclatura degli oggetti geografici. Lo studioso che si occupa di questo ramo delle esplorazioni linguistico-etimologiche ha come compito fondamentale di ridare al nome di luogo, divenuto per lo più opaco nel corso dei secoli o dei millenni, una trasparenza, un significato o di formulare delle ipotesi che siano per lo meno verosimili per l’aspetto storico-geografico e soprattutto per l’interpretazione linguistica fondata sul metodo storicocomparativo (sviluppatosi scientificamente solo a partire dai primi anni del secolo passato

 

Elenco di alcuni nomi in Valdichiana e cenni storici


 

A

AIA (Rigomagno) Il toponimo, piuttosto frequente, nelle sue varie forme e grafie, deriva dal latino aream, ‘uno spazio largo e aperto’; alcuni lo connettono al greco aloa, aloe, ‘aia’, congiunto ad aloào, ‘trebbiare’, ‘battere il grano’; altri preferiscono orientarsi sul significato di ‘superficie piana e libera’. Si tratta comunque di uno spazio aperto di terreno, spianato e accomodato per battere il grano. Incontriamo Poggio all’Aia a Siena, L’Aia a Radda (SI), e ancora Aiaccia a Piancastagnaio (SI), e a Gaiole (SI), ancora Aia-nuova, Aiale, Aialino, Aiola, ecc. Nel toponimo sinalunghese si tratta di una località con una bella villa posta su un’altura su cui si adagia un luogo pianeggiante.

 

 

Nell'aia - 1954

 


AIA DELLE COSTE (Bettolle) Un’aia, cioè un’area, uno spazio vasto e aperto, delimitato da coste, cioè i fianchi di un poggio.

Costa deriva dal latino costam, “fianco del poggio o del monte”. Incontriamo Coste (-alte, -basse) a Siena, Costaglie a Radicòndoli (SI), Costaglia a Chiusdino (SI), Costalpino.

 

 

Bettolle, Aia delle Coste bassa

 


AIOLÀ - (e Aiolà I, II, III) Vi sono 5 Aiolà in provincia di Siena, il toponimo quindi è abbastanza raro. Occorre aggiungere 4 Aiole (nella forma plurale) e un diminutivo Aiolina (a Castelnuovo). Un po' più diffuso è Aia, articolata a sua volta in Aia, Aiaccia, Alale, Aiamonti, Aiavecchia, ecc. Il termine "Aiolà", attestato già nel sec. XIII, deriva dal latino areola, diminutivo di aream, 'uno spazio largo e aperto'; alcuni lo connettono al greco aloa, aloe, 'aia', congiunto ad aloào, 'trebbiare', 'battere il grano'; altri preferiscono orientarsi sul significato di 'superficie piana e libera'. Si tratta comunque di uno spazio aperto di terreno, spianato e accomodato per battere il grano. Da questa funzione specifica e dalle caratteristiche anche estetiche e funzionali del luogo, del terreno, prese il nome, verosimilmente, il podere.

 

 

Podere dell'Aiola II, dei tre.

 


AMOROSA Splendida, antichissima fattoria, un gioiello del territorio sinalunghese. Le sue dolci colline erano già abitate in epoca etrusca e continuarono ad esserlo in quella romana. “Citazioni relative a l’Amorosa si hanno a partire dal XII secolo, per lo più in documenti notarili, mentre la prima notizia importante (…) ci viene da un fatto d’arme che si sviluppò nel nostro territorio nell’ottobre 1363”.

Nel medioevo fu un castello della campagna senese, e seguì le vicissitudini di quello di Sinalunga. Successivamente fu centro di una vasta tenuta, con tutte le strutture agricole del caso: cantina, granaio, stalla, ecc. Ma disponeva anche di un’osteria, di una scuola e di una chiesa (intitolata a Santa Maria Assunta) per tutta la comunità rurale. È stata per lungo tempo una grande tenuta di cui facevano parte numerosi poderi. 

È suddivisa tradizionalmente in un Borgo centrale e in vari poderi circostanti. 

Alcune ipotesi etimologiche su Amorosa:.

1) Si suppone che il nome derivi dal torrente Amorosa “che ne percorre il suolo dal lato di levante”.

2) “Il toponimo “Amorosa”, simile alla Gamurisa del Chianti (cfr. S. Pieri, Toponomastica della Toscana meridionale), deve il suo nome al locale tempio della dea Carmenta, detta Carmilla e Cameria Melite, nel Geronimiano.

A Chiusi esistevano nel periodo etrusco una famiglia che riporta il nome del dio Velthina ed un’altra che ha il nome della dea Camurisa". Da quanto sopra, si potrebbe dedurre che Amorosa è una ‘corruzione’ del nome originario; oppure si potrebbe parlare, in un certo senso, di una etimologia edificante o di una paretimologia.

3) Se, invece, assumiamo il termine Amorosa come originario, potremmo dire che, comunque, la denominazione esprime anche la bellezza e la meraviglia del luogo, e questo, forse, potrebbe essere entrato come elemento di formazione del toponimo.

Il termine amoroso/a in italiano ha varie accezioni, quella che ci sembra più attinente al nostro toponimo è un’accezione non comune, ma sicuramente la più indicata: “che suscita amore” (come il filtro amoroso…), o quella poetica: “piacevole, amabile”, come nel dantesco l’amorosa leggiadria (Vita Nuova). La parola è citata anche nel Vocabolario della Crusca, con analoghi significati e con una preziosa citazione tratta dal sonetto 91 del Petrarca: “Tosto che giunto all’amorosa reggia...”.

 

 

Interno Fattoria dell'Amorosa

 

 

B

BANDITA (e Bandita II - Bandita terza - Bandita ultima - Eremo della bandita) (Bettolle - Farnetella - Scrofiano) Bandita deriva dalla parola di origine gotica bandvjan. Il verbo bandire va inteso nel senso di ordinare, interdire (confronta il termine bando).

Si tratta di un concetto strettamente legato al feudalesimo: designa le proprietà destinate all’utilizzo esclusivo del signore locale, sulle quali era tassativamente vietato il taglio e la raccolta della legna, la caccia e talvolta anche il passaggio.

In un senso più vicino alla comprensione del nostro toponimo la bandita è “un luogo nel quale è proibito il cacciare, il pescare, l’uccellare per pubblico bando”.

Con significato leggermente diverso, per bandite, si intendevano “territori comunali dove erano esercitati alcuni diritti esclusivi, ad esempio il legnatico (uso civico consistente nel diritto di far legna in un bosco di proprietà comunale)”. Si disse in passato “Tener corte bandita” il banchetto cui il signore del luogo invitava per pubblico bando.

Il toponimo Bandita si ritrova in vari comuni, a Torrita (un podere), un diminutivo, Banditello a Rapolano, come collettivo, Bandite a Cortona, Castiglion Fiorentino.

I nomi di luogo con un medesimo tema, che si ripetono, in un’area vicina, confermano l’intuizione e la necessità suggerita da alcuni studiosi:

“È progressivamente operante anche una forte propensione a vedere il toponimo inserito in un «reticolo»”.

“In un poggio presso Farnetella (l’Eremo della Bandita, chiamato da tutti il Romitorio) viveva un misterioso abitatore. Il poggio anticamente apparteneva al Comune di Farnetella e successivamente di proprietà degli antichi signori del castello”.

 

 

Podere della Bandita

 


BAREGNO (fosso) Corso d’acqua lungo circa 4 chilometri, 2 da Sinalunga e gli altri tra Cortona e Foiano.

Viene registrato sia il torrente Baregno sia il fosso Baregno. Sappiamo che nella toponomastica toscana il fosso è da intendersi anche come corso d’acqua. Riguardo all’etimologia del toponimo: non è semplice, spesso i corsi d’acqua hanno nomi molto antichi, talora preromani.

Inoltre il nome non di rado subisce una evoluzione fonetica che rende difficile risalire alle origini.

Nel libro di Pieri sulla toponomastica toscana meridionale si cita Baregno e Berigno (l’autore afferma essere tipici dell’aretino) e i simili Berignone e Bergnona, proponendo due ipotesi etimologiche:

1) Dal latino balneum - balineum, ‘bagno’.

2) Forse hanno una connessione anche con una base Verinio, dal nome Verinius. Potrebbe esserci anche una relazione con una voce dialettale umbra, bregno, ‘greppo’, ‘piega, piegatura’; bregno pare sia una continuazione del latino balineum, ‘bagno’, attraverso forme intermedie del tipo baregno, barigno.

 

 

Fosso Baregno, in piena, con la chiavica che passa sotto al Torrente Foenna nella zona di Rotone

 


BERTESCA (Guazzino) Dal latino medievale brittisca (m), probabilmente derivato da brittus, “bretone”, propriamente “fortificazione di tipo bretone”.

1) Opera difensiva in muratura o in legno costruita fra i merli delle antiche fortificazioni o posta in aggetto alle mura.

2) Nel linguaggio dei cacciatori, è il piccolo osservatorio con feritoia, posto in cima al capanno, per osservare il volo degli uccelli.

Anche il vocabolario della Crusca del 1612 cita questo termine: “Spezie di riparo di guerra, che si fa in su le torri, mettendo tra l’un merlo, e l’altro una cateratta, adattata in su due perni in maniera, che si possa alzare, e abbassare, secondo il bisogno de’ combattenti”. Il toponimo sinalunghese forse trova la sua spiegazione in uno di questi campi semantici.

 

 

Bettolle dalla località Bertesca - 2007

 


BETTOLLE Frazione di Sinalunga, un tempo fu comune autonomo; venne definitivamente e ufficialmente aggregato al comune di Sinalunga nel 1778. È a 308 metri slm. Alcune ipotesi etimologiche sul nome:

1) “L’origine del nome è incerta, riconducibile, secondo alcuni, alla presenza di un bosco di Betulle (Betula), secondo altri dal nome etrusco di persona Petui (trasformato poi in Bettonula, poi Bettona ed infine Bettola)”. “La f ioritura di questo abitato etrusco è da ricollegare alla posizione strategica della collina (m. 308 slm.) di Bettolle rispetto al Clanis; inoltre lo stretto rapporto dell’abitato antico con il fiume, già evidente per la posizione su un promontorio isolato, ben difendibile e leggermente arretrato rispetto alla foce del Foenna nel Clanis, si dimostra con migliori argomentazioni considerando l’ubicazione delle necropoli scavate nel secolo scorso”.

“Questo bel villaggio, a cui probabilmente diedero nome le betulae (ontani)”.

La betulla è un albero dai rami sottili, talvolta penduli, con foglie a forma di rombo che hanno proprietà depurative, legno flessibile e corteccia biancastra, da cui si ricava un olio balsamico, resine e il tannino. Dal latino betulla(m), di origine celtica.

2) Forse da bettola, osteria di infimo ordine; taverna. Etimo incerto, forse connesso con baita. La baita è una piccola costruzione di sassi o di legno, usata come ricovero in alta montagna; forse deriva dall’antico alto tedesco Wahta, guardia. Come nel toponimo Bettola.

3) Probabilmente connessa col termine bastia, fortificazione, dall’antico francese bastie, a sua volta dal germanico bastjan, ‘costruire’.

4) Potrebbe avere relazione con la voce Battù, Battud, via de Batudo, con riferimento ad un “terreno battuto”, “terra battuta” o anche “via battuta.

5) “Bettolle, toponimo derivante come Beltona- Bettona, nella forma Beltonule-Bettolle, dal nome del dio Beltone-Veltune?

Il moderno complesso urbano di Bettolle si è sviluppato intorno al piccolo centro medievale, del quale restano pochissime tracce, e alla “Reale Fattoria” appartenuta per lungo tempo ai Cavalieri di Santo Stefano e poi ai Granduchi di Toscana.

La Fattoria di Bettolle era una delle più importanti del Granducato. Oggi restano: la splendida villa, ancora intatta e moltissimi fabbricati rurali, conosciuti come “Poderi Leopoldini” perché costruiti su volere e con le indicazioni del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena.

Sul territorio immediatamente a valle di Bettolle scorre il Canale Maestro della Chiana, sui cui argini si possono fare delle passeggiate rilassanti, lontano dai rumori della vicinissima autostrada A1 e degli svincoli della superstrada Siena-Perugia.

Dopo la “guerra di Siena” (metà del XVI sec.) il territorio di Bettolle, immerso nelle paludi, fu sottoposto ad un imponente lavoro di bonifica. Questa opera complessa avvenne col sistema delle “colmate” largamente usate in altre zone della Valdichiana soprattutto nel XVIII sec. Bettolle è suddivisa in cinque contrade: Il Casato, Le Caselle, Montemaggiore, La Ceppa e Il Poggio.

 

 

Bettolle

 


BISCIANO (Bettolle) Probabilmente il toponimo ha una formazione prediale, cioè relativa ad un podere. Fa riferimento ad un nome personale antico, Bessianu, Bessius più il suffisso aggettivale latino, segno di possesso, -anus, che risulta -ano in italiano. Incontriamo il toponimo anche a Foiano della Chiana. Altra ipotesi: esiste una località pistoiese, El campo del Biscedo, in cui la voce biscia è considerata di origine germanica dallo storico Muratori; forse tra Bisciano e Biscedo potrebbe esserci qualche analogia e comune origine.

 

 

Bettolle, Bisciano

 


BUCA DEL SERPE (Rigaiolo) Il Pieri cita questo toponimo sinalunghese in un suo libro nel capitolo di nomi locali derivati da nomi di animali.

Il toponimo potrebbe fare riferimento ad una realtà effettiva, la presenza in una certa zona di serpenti, notata e registrata, anticamente, dalla popolazione.

In passato nacque e si consolidò una “toponomastica spontanea, popolare”. “Per la maggior parte delle città italiane, non si può parlare di una vera e propria toponomastica ufficiale, cioè imposta e regolamentata da una autorità, prima del secolo XIX.

Fino a quell’epoca la grande maggioranza dei nomi delle strade era il prodotto di particolari condizioni locali della più varia natura: caratteristiche fisiche dell’ambiente, trasposizioni di nomi o soprannomi di persone, ricordi di fatti e fatterelli di storia o più spesso di modesta cronaca quotidiana, sopravvivenze di nomi locali antichissimi. (…)

Si trattava quindi di una toponomastica che, per contrasto con quella ufficiale, si potrebbe chiamare «spontanea», cioè un prodotto del sentire e del parlare del popolo, mantenuta in forza di un uso quotidiano che non subiva interferenze di alcuna autorità e soggetta a variare solo per il mutare delle ragioni e delle condizioni che l’avevano originata”. “Al di là della fiumara, sul costone dove cominciava il fondo chiamato Chinigò, il terreno nudo brulicava di serpenti: erano decine, serpenti di ogni tipo e grandezza, che uscivano dal nulla e si allacciavano sugli altri fino a formare un cerchio, una ruota, un mucchio informe e mobile, poi sgusciavano fuori a casaccio e strisciavano su e giù, instancabili, velocissimi, vibrando come sciabole le loro lingue biforcute, lanciando in coro un sibilo continuo. Pareva che in quel luogo si fossero dati appuntamento tutti i serpenti delle colline circostanti”. Tornando al toponimo sinalunghese, l’allusione quindi poteva essere ad una situazione reale, concreta, osservata dalla gente. Oppure l’origine potrebbe essere in un soprannome. O derivare da una leggenda. Da un antico racconto popolare. Da qualche diceria o credenza tradizionale.

 

 

Rigaiolo, zona Buca del Serpe

 


BURRAIA (Bettolle) (un fabbricato annesso alla Villa Passerini, conosciuto come “La Burraia”). Termine antiquato italiano: nelle abitazioni rustiche, locale in cui veniva preparato il burro e più in generale adibito alla lavorazione del latte.

Il toponimo ricorre spesso in Toscana: erano costruzioni rurali edificate nelle zone di pascolo, lontane dai paesi o dalle abitazioni dei pastori, quando non era possibile trasportare il latte per la lavorazione. Ma è raro in provincia di Siena, dove lo incontriamo solo a Sinalunga e, nella forma Burraio a Montepulciano.

Le burraie venivano costruite nelle zone di alpeggio (pascolo estivo in alta montagna, parola derivata da alpe) in prossimità di sorgenti o corsi d’acqua e la costruzione garantiva una bassa temperatura interna. Come burraie a volte venivano utilizzate le grotte.

Talvolta una burraia era condivisa tra più pastori che si organizzavano in turni per l’utilizzo e la manutenzione della burraia stessa.

In Toscana è stato organizzato un Parco che promuove escursioni e riscoperte naturalistiche, che prevede anche il percorso del “Sentiero delle Burraie”, talora ancora presenti sul territorio, seppure spesso diroccate. Sempre in Toscana esiste un agriturismo chiamato La Casina della Burraia, un antico casale con annessa la vecchia costruzione della burraia, ancora oggi funzionante.

 

 

Bettolle, zona della Burraia

 


BUTARONE, Anche questo loponimo è un Hapax, cioè unico, almeno nel contesto della provincia di Siena. Lo incontriamo (ma leggermente diverso) nella località Vocabolo Butarone, a Città della Pieve (PG), e all'inizio della Chiana Romana come torre fortificata costruita riadattando un antico molino.

E' alquanto misterioso per formazione e significato. Forse l'esito di una "corruzione" linguistica avvenuta nel corso del tempo e legata alla parlata popolare. Si può azzardare un'ipotesi con l'ausilio di Silvio Pieri, il maggiore esperto di toponomastica della Toscana, che in Toponomastica della Valle dell'Arno cita Buta, Butia, Bufi, Butale, collocandoli nel capitolo dei nomi locali spettanti alle condizioni del suolo, vedendo in quella radice buta, la parola latina bucita/bucetum, "pascolo", luogo dove pascolano i bovini. Potrebbe butarone essere un accrescitivo di buta/bucitaì? Ricordando che nel Senese vi sono 9 toponimi Mandria/Mandrie, probabilmente con un significato analogo.

 

 

Leopoldina del Podere Butarone nella zona di Rotone

 

 

C

CALCIONE (Rigomagno) Era parte di un possedimento dei Marchesi della Stufa (anticamente venivano citati anche come Marchesi delli Stufi). Questi nobili erano chiamati anche Marchesi del Calcione. Il loro titolo era denominato anche Marchesato del Calcione.

La famiglia Lotteringhi faceva parte dell’antica aristocrazia fiorentina, forse di origine germanica. Già alla fine del XIII secolo la loro ricchezza era in parte procurata dal possesso della Stufa (bagni pubblici) e che alla lunga li avrebbe portati a modificare il cognome in Lotteringhi della Stufa.

Il Repetti alla voce Badia di Capolona nel Val d’Arno aretino del suo Dizionario Geografico-Fisico-Storico della Toscana accennava che nei secoli moderni questa badia “l’ebbero in commenda molti individui della famiglia fiorentina Lotteringhi della Stufa, per diritti probabilmente portati in questa casa da una erede dei conti Montedoglio.

La famiglia era iscritta nel Libro d’Oro della nobiltà di Firenze, e poggiava il titolo marchionale su Calcione, una loro proprietà nei pressi di Siena”.

Questa famiglia fu proprietaria anche del Castello di Gargonza (oggi nel territorio del comune di Monte San Savino) dal 1546 sino alla fine del ’600.

Riguardo al nome Calcione, probabilmente precedente, come formazione, alla famiglia nobile che lo possedette, è verosimile che abbia origine da un antico nome personale calli; campiello è una voce veneta che deriva dal latino etrusco: Calcena, latino Calcinius. Ad es. Calcéno, podere in poggio, a Castelnuovo Berardenga (SI).

Calcino (Pieve di Pacina). Calcena-o, ad Asciano (SI)79. Nel comune di Gaiole in Chianti (SI) esiste il toponimo Montecalcini, che viene fatto derivare dall’etrusco Calcena.

“La Corte di questa Terra confina con quella di Lucignano, col Marchesato di Calcione degli Stufi, colle Corti delle Serre, e Farnetella, e co’ Comunelli di Modanella, e di S. Gimignanello. Passano per questa Corte i Fiumi della Foenna, e delle Vertighe”.

L’idea che il nome Calcione potrebbe essere in relazione con una particolare costituzione del terreno, ricca di calcio, è forse un caso di etimologia popolare o di paretimologia. Infatti, fino a qualche decennio fa, qui vi era una gora con una cava, in cui si ricavava calce.

Del resto vi sono in Toscana toponimi simili che si ritiene derivino dal tema calce, dal latino calcem, come ad es. Calcaia a Castelnuovo Berardenga e ad Asciano; Calcinaia a Buonconvento e ancora: Calcinaio a Radicofani (SI).

 

Gli altri monti hanno una composizione quasi simile, ed in fatti i minerali sono i medesimi che ho notato trovarsi nel poggio d’Asinalunga, vale a dire alla base dei monti la calce carbonata, in seguito il grigiovachio, ed in fine il tufo marino.

I minerali sono i seguenti: Galce carbonata compatta, o alberese; si trova alle Poje. Grigiovachio celeste; ve ne sono di grandi altezze da farne colonne ed altri lavori di architettura; si trova nel podere Ceppi, ed all’altro di Niccoluccio. Arena silicea, che può essere utilmente impiegata per la fabbricazione del vetro: a’ poggi Screzzi. Legno impietrito: a Costarlaja; legnite terrosa al Castalletto. Agate e diaspri, nelle cave di ghiaja di Niccoluccio, ed alla Madonna di Gallo”.

 

 

Castello del Calcione

 


CALLONE Accrescitivo di calla, nelle opere di presa di un corso d'acqua costituite da uno sbarramento con luci laterali, apertura chiudibile con una paratoia. Per estensione la paratoia stessa. L'etimologia di callalcallone è dal latino tardo càlla(m), per il classico càlle(m), "calle, via stretta".

 

Callone di Valiano: la costruzione del callone fu decisa nell'incontro avvenuto nel 1718 a Città della Pieve fra i plenipotenziari del Pontefice Clemente XI e di Cosimo III, granduca di Toscana, per la stipula di una Concordia.

In quella sede il senatore Giuseppe Ginori, per conto del granducato, ordinò la costruzione dell'opera realizzata dall'ing. Giovanni Franchi che fu ultimata nel 1723. Fu realizzata per regolare sia il livello delle acque dei laghi di Montepulciano e di Chiusi, sia lo scarico delle medesime nel Canale Maestro anche ai fini di assicurarne la navigabilità. Questo rappresentò a lungo la principale via di trasporto dei prodotti agricoli verso i mercati di Arezzo e soprattutto di Firenze.
L'opera era composta dal manufatto di regolazione e da due argini laterali che si attestavano rispettivamente all'argine del Salarco e alle vicine colline, ricadenti nello Stato Pontificio. Il manufatto di regolazione era composto da due fabbricati, uno di modeste dimensioni articolato su un livelllo l'altro articolato su tre piani. Nel piano terra furono realizzate tre aperture: il Callone, la Caletta di Mezzo e la Caletta Esterna, provviste di paratoie per il transito delle barche. Il Callone cessò la funzione di regolatore nel 1944 quando fu distrutto a causa della guerra.

I resti sono stati recentemente restaurati.

 

Il Callone Pontificio del Campo alla Volta
Il regolatore, progettato da Egidio Maria Bordoni con la collaborazione di Antonio Felice Facci, fu la prima opera seguita in amministrazione diretta dallo Stato Pontificio nelle Chiane.

Il fabbricato, a due luci con quattro cataratte, funzionò dal 1727 fino al 1786, quando fu abbassata la platea e furono tolte le paratoie.

Nel 1786, fu arricchito con una iscrizione commemorativa e, nel 1795, con una lapide celebrante la vittoria dell’uomo sulla palude che fu firmata da Andrea Vici, Architetto della Sacra Congregazione delle Acque.

 

 

Callone di Valiano sul Canale Maestro della Chiana

 

 

Callone Pontificio del Campo alla Volta, regolatore delle acque della Chianetta

 


CASALBOSCO (Guazzino) Il significato del toponimo è palese: un casale immerso nel bosco che, un tempo, all’epoca della formazione del toponimo, era un elemento di novità da registrare.

Il termine casale concorre alla formazione di numerosi toponimi. È il latino casalis, propriamente ‘della proprietà’; il termine può avere il significato generico di ‘caseggiato’, e ‘casa isolata rurale con i terreni annessi’, ma forse la maggior parte dei toponimi rifletterà casalis (sottinteso fundus), nel senso di ‘case abitate da servi o coloni’, o ‘gruppo di case coloniche’, ‘aggregato di case rurali’.

Quest’ultimo caso corrisponde al valore di casale nel Medioevo, quando è un ‘insieme di fabbricati contigui difesi generalmente da mura’.
 

 

Casalbosco - casale immerso nel bosco

 


CASATO (Bettolle) La parola casato anche in italiano ha due accezioni:

1) stirpe, famiglia, lignaggio.

2) (antiquato): nome di famiglia, cognome. Deriva da casa.

Il toponimo sinalunghese si riferisce ad una residenza storica del 1600, che fu già proprietà dei Piccolomini.

Casato è anche uno dei rioni storici di Bettolle.

E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, sei volumi, Firenze 1833, Vol. 1°: “Non molto discosto da Bettolle, al luogo detto il Casato, è stato eretto modernamente un ameno casino dal cav. Bandini-Piccolomini di Siena”.

 

 

Bettolle - villa del Casato

 


CASELLE (Bettolle e anche a Farnetella) In toponomastica è più frequente incontrare il plurale di Casella. (casella sta per casupola, capanna, piccola costruzione per pastori, ecc.). Da confrontare anche col latino Casellis, ‘aggregato di casupole pastorali’.

Nella provincia di Siena c’è in molti comuni, con le varianti Casellette a S. Quirico, Caselli a Siena, Castellina, Montalcino e Murlo.

Frequente anche in altri contesti geografici, ad es. Caselette (TO), Caselle in Pittari (SA), Caselle Landi (LO) Caselle Lurani (LO), Caselle Torinese (TO), e ancora Via Caselle (BO), ecc.

E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Vol. 1° :“Caselle di Bettolle in Val di Chiana: Villa fra il torrente Foenna e il Canale maestro della Chiana nel popolo di S. Cristofano a Bettolle”.

 

CASELLE ALTE (Bettolle) Forse, in origine, casupole erette su un poggio, un’altura, così definite per distinguerle da altre, costruite, abitate, in una zona pianeggiante o scoscesa.

 

 

Bettolle, Caselle Alte

 


CASTELLINA (a Guazzino e vicolo Castellina a Scrofiano) Diminutivo di castello.

Identico toponimo lo incontriamo a Montalcino, Monteroni, Montepulciano, Gaiole e un podere con tale nome a Sovicille.

Altri diminutivi del tema castello che si incontrano in toponomastica: Castelletto, Castelluccio, Castiglioncello, Castiglionchio, Castellonchio, ecc.

E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Vol. 1°: “Castellina di Asinalunga in Val di Chiana: Villa nel popolo di S. Maria delle Grazie al Guazzino, nel piv. Com. Giur. e 2 migl. a grec. di Asinalunga, Dioc. di Pienza, già di Arezzo, al cui Comp. appartiene. Trovasi sulla strada che porta da Asinalunga a Fojano, tra la Foenna e l’Esse,

 

 

Guazzino (Repetti -  già Santa Maria delle Grazie alla Castellina)

 


CEPPA (Bettolle) Dal latino cippus, italiano ‘ceppo’. Incontriamo toponimi come Ceppaia, in diverse zone, Cepparello a Barberino d’Elsa, Borro dei Cepparelli a Montereggi, e ancora Ceppato, Ceppeto, Ceppeta.

Per l’etimologia voce analoga Ceppi. céppa s. f. [da ceppo].

1) Parte dell’albero che sta sotto terra e in parte a fior di terra, e da cui si dipartono le radici: certi funghi che produce la c. del faggio (Giusti).

2) Ceppo cavo del castagno o d’altro albero: era corso a rifugiarsi nel cavo d’una c. di castagno (Fucini).

 

 

Bettolle, località La Ceppa

 


CHIANA (Fiume / Val di) Il nome deriva da quello del fiume Chiani, anticamente Clanis, “il corso d’acqua fangoso”, da un tema preromano Cla- / Glan-.

Come spesso accade, il nome del fiume denomina poi il territorio intorno; in questo caso si tratta dell’ampia vallata pianeggiante che si estende, a sud-ovest, tra le province di Siena e Arezzo.

Il fiume, conosciuto oggi come Chiana, un tempo era affluente del Tevere, successivamente fu deviato dai Romani per immetterne le acque in Arno.

Compresa tra l’Antiappennino toscano a ovest e il subappennino umbro a est, l’area si ricollega a nord con la conca di Arezzo e a sud con la valle del fiume Paglia tributario del Tevere.

Un tempo tristemente famosa, oggi la Valdichiana unisce il fascino antico, con alcuni ricordi della palude e del duro lavoro fatto per la bonifica, con quelli moderni della produzione agricola.

 

Giuseppe Giuli, Statistica agraria della Val di Chiana, Tomo primo, Libro secondo, Pisa 1828: “La Chiana è il principale fiume che esista nella Comunità, quantunque serva di separazione tra essa e l’altra di Cortona. La Foenna scorre per varie miglia nel suo territorio. Il Galegno nasce e termina il suo corso nella Comunità, tributando le sue acque alla Foenna. I compilatori francesi del Dizionario d’agricoltura, che è stato poi tradotto e pubblicato a Padova, parlando di colmate, sembra che per il nome di Foenna essi intendano un torrente qualunque, con il quale si può fare questi lavori, mentre è proprio del divisato torrente. Anche nella Comunità d’Asinalunga vi sono dei canali, che passano sotto l’alveo d’alcuni torrenti, e tali sono il canale delle Prata che passa sotto la Foenna, e l’altro dell’Amorosa che passa sotto il Galegno. Vi sono altri torrentelli, di cui non farò parola”.

 

“Di queste terre venivano, nei rapporti ufficiali, valutati essenzialmente gli aspetti negativi dell’insalubrità dell’aria e la conseguente necessità del risanamento e recupero delle aree paludose a fini produttivi. Anche alcune testimonianze letterarie classiche fanno riferimento alla loro malsanità. Dante, nel XIII canto del Paradiso (21-24) fa riferimento al Chiana come un fiume paludoso (…).

Tanto vera e generale addivenne la notizia della condizione miserevole della nostra Valle in quel tempo che la parola Chiana infine si usò quale sinonimo di luogo paludoso e infetto (…).

 

E gli stessi Accademici della Crusca arrivarono a fare del nome proprio Chiana un nome comune che significasse palude o acqua morta”.

“La prima menzione veramente esplicita e sicura del fiume Chiana (Clanis) e della sua Valle ci è data da Appiano Alessandrino celebre storico delle guerre civili che travagliarono Roma nel primo secolo av. l’E. V.

Egli narra il fatto d’arme che nell’anno 82 av. C. avvenne fra L. Cornelio Cinna ed il fiero campione di parte Mariana Papiro Carbone (…) e questo fatto d’arme memorando si svolse interamente sul fiume Chiana”.

“Chiana e chiane, con la minuscola: i termini vengono usati per indicare “palude, luogo paludoso”, per similitudine con il lento corso del fiume Chiana; nel Dizionario della lingua italiana di N. Tommaseo-B. Bellini del 18611879”155.

 

 

Canale Maetro della Chiana

 

 

Canale Maestro della Chiana nei pressi del ponte della SP 28 di Via di Cortona

 

 

Canale Maestro della Chiana - Botte allo Strozzo

 


COLLALTO (Farnetella) Il colle che rappresenta il punto più alto del paese, da qui il nome. Il colle, dal latino colle (m) è un rilievo d’altezza intermedia tra l’altura e la collina.

Vi è anche una seconda accezione: passo o valico montano, ed entra come componente in molti nomi di luogo, anche nella forma tronca col; esempi: Colle di Val d’Elsa, Col di Lana, ecc.

Colle Val d’Elsa è suddivisa in Colle Alto e Colle Basso.

In un territorio di colline, colli, poggi, alture, ecc., un colle più alto degli altri, ben visibile, luogo di protezione e ricco di fascino, era motivo di distinzione che si traduceva nella creazione di un toponimo.

La zona di Collalto, ad ovest del capoluogo, è la più elevata di tutto il Comune di Sinalunga, è ricca di boschi, vigne ed oliveti, offre un panorama a tutto tondo: da nord a ovest le colline del Chianti, la città di Siena e il monte Amiata; da est a sud i sobborghi di Arezzo, tutta la Valdichiana e il monte Cetona. In lontananza, verso sud-est, il lago Trasimeno e la catena degli Appennini fino ai monti Sibillini.

 

E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, Sei volumi, Firenze 1833, Vol. 1°: “Il territorio di Asinalunga tocca per breve tratto quello di Asciano, il quale contatto segue sul vertice del poggio denominato Collalto alla pietra de’ 4 termini fra Casabianca e lo sbocco della via comunicativa di Scrofiano”.

 

Luigi Agnolucci, Raccolta di notizie storiche in ordine cronologico del comune di Sinalunga (fino al 1558): “Colline di Collealto, che separano la valle dell’Ombrone da quella della Chiana. Su queste colline sorgono i castelli di Scrofiano, Farnetella e Rigomagno”.

 

Pro-Loco Sinalunga, Sinalunga 1999, frammenti di tradizione e vita quotidiana:“Durante il Pliocene (1-5 milioni di anni fa) l’odierna Val di Chiana era completamente sommersa dal mare; in sostanza, la nostra era una zona costiera, con tanto di scogliere e spiagge, le cui tracce si possono tuttora osservare nei dintorni di Collalto (dove sono presenti ciottoli di spiaggia, sabbie litorali e abbondanti fossili marini)”.

 

 

Collalto

 


COLMATONE  Unico in tutta la provincia. C'è Colmata (6 volte) e a Torrita anche Colmatino (un podere).

Il termine è un vero e proprio "fossile linguistico" in quanto testimonia un fenomeno storico, quello della bonifica della Valdichiana.
Colmata, da colmare, è il riempimento di una depressione o di una zona di terreno a bassa quota, ottenuto convogliando per mezzo di canali, detti colmatori, sul terreno da bonificare, acque torbide che lasciano sedimentare i materiali solidi contenuti in sospensione.

Bonifica per colmata: bonifica eseguita con tale sistema. Colmata viene detto anche il terreno stesso che viene in tal modo rialzato.

 

 

Colmatone, zona Valiano

 


CORRIDORE (Guazzino) Toponimo di significato piuttosto oscuro.

Forse da avvicinare a corsoio, probabilmente da intendere per corridoio; c’è Il Corsoio, podere a Sassetta (LI) e un casolare con lo stesso nome a Campiglia Marittima (LI).

Corridore ha una diversa accezione, meno comune, sinonimo di corridoio; qui, evidentemente, non ci si riferisce a quelli delle case o di altri edifici, ma ad un corridoio come striscia di territorio incuneata tra due stati o due paesi o due proprietà.

Un podere o un campo, anche solo una striscia di terreno (come a volte accade) che corre tra un’ansa di un torrente e la strada, oppure tra questa e un altro campo o podere, ecc.

In questo senso corridore si inserirebbe in quel gruppo di microtoponimi di senso spaziale e con finalità di delimitazione, come Imbocco, Finale, Portone (forse, nel senso di “ingresso”, “accesso”), ecc.

 

 

Guazzino, zona del Corridore

 


CUPA (via) (podere) (Bettolle) Cupa è voce latina, significa “tina”, “tino”, “botte, barile”, ed è diffuso, in varie regioni, come nome di luogo e appellativo geografico.

Da confrontare con l’accezione in italiano di cupa: “strada infossata”, “callaia”, “gola”, “vallea”.

Nella toponomastica toscana: Cala cupa all’Isola del Giglio (GR), Ricupo, fosso, a Scansano (GR), Cupo e rio Cupetto a Campagnatico (GR), Valle-cupa a Piancastagnaio (SI). Le cupe che incontriamo nei nostri paesi fanno pensare appunto a strade infossate, gole, secondo il senso del latino cupa, “tina”.

Nel Dizionario di italiano troviamo l’aggettivo cupo, e, in una delle accezioni che a noi qui interessano, indica: “profondo, molto incassato” (es. pozzo cupo, valle cupa). Come voce regionale significa “fondo, concavo”. In quanto termine antico – ora desueto – indicava una “profondità buia” e viene riportato un nobile esempio: Dante nella Divina Commedia, Inferno, VII,: “Non è sanza ragion l’andare al cupo”.

 

 

Bettolle, zona via Cupa

 

 

D

DIACCETO (via) (Trequanda) Diaccio in dialetto toscano significa “freddo”, “ghiacciato”. È una forma alterata di “ghiaccio”, comune al popolo toscano, allo stesso modo che diacere per giacere o diacinto per giacinto.

Diacceto ha anche il senso di ‘luogo aperto dove può molto il freddo’.

Ancora, diaccio in mineralogia è una macchia bianchiccia e diafana come il ghiaccio che si scorge in alcune pietre e marmi.

Si potrebbe anche pensare che anticamente qui aveva sede un luogo di refrigerazione naturale (pratica usata in tutta Italia), come potrebbe essere una raccolta di ghiaccio o di neve, usata, un tempo, per la conservazione dei cibi. Il toponimo, che proviene dal latino glaciem, si ritrova, in varie forme, in altre località: Diaccialetti ad Abbadia S. Salvatore (SI) e Manciano (GR), Diaccialone a Scansano (GR), Il Diaccino a Castiglione della Pescaia (GR), Diaccione a Massa Marittima (GR) e ancora (con la radice ghiacc-) in Ghiacciale a Montalcino (SI), Ghiaccialone a Magliano (GR), e Ghiaccione a Guardistallo (PI).

 

In provincia di Lucca, nel comune di Capannori, c’è Diacceto che viene così interpretata: “La disposizione longitudinale, da nord a sud, del Capannorese, forma una sorta di rettangolo ristretto al centro e con i lati minori disposti da est a ovest. (…) Quella settentrionale è esposta al sole e secondo le caratteristiche della toponomastica lucchese può essere chiamata «calda» o «caldana». Quella meridionale invece è dominata per la maggior parte del giorno dall’ombra prodotta dai Monti Pisani, ed è quindi definibile «fredda» o «freddana». (…)

 

Lo attesta l’inequivocabile denominazione di Diacceto, Diaccio e Ghiaccetto che hanno tre diverse località”

 

 

Trequanda

 

 

E

ESSE SECCO (o Essesecco) (Bettolle) È un podere nei pressi della Real Fattoria. È considerata una delle più belle costruzioni rurali edificate nella Valdichiana, con il caratteristico loggiato e gli edifici accessori a delimitazione dell’aia.

Il toponimo potrebbe avere origine da un antico nome personale, Esse, etrusco Esi, latino Essenius.

Esse è anche il nome di due corsi d’acqua in Val di Chiana. Il torrente Esse si versa nel Clanis. Esse secco in quanto non più esistente, prosciugato? Oppure perché soggetto a periodi di secca durante la stagione estiva? A Firenze c’è una località chiamata Poggio Secco.

Il tema secco, dal latino siccum, ricorre a volte in toponomastica, ad es. Borro-secco a Rosignano (LI), Botro-secco a Montieri (GR), Cerri-secchi, podere a Massa Marittima (GR),Costa-sicca, presso Siena, Poggio-secco a Cetona (SI), e ancora: Rigo- secco, Rio-secco, Ri-secco, Seccheto, Secchieta, ecc.

 

 

Bettolle, leopoldina Podere Esse Secco

 

 

F

FARNETELLA (anticamente, in alcuni documenti, citata come Farnatella) Fu comunello autonomo, prima di venire aggregato al comune di Sinalunga nel 1778.

I vari toponimi come Farneta, Farnetella, Farneto, ecc., che incontriamo in Toscana, ma anche in varie regioni italiane, possono facilmente essere ricondotti alla radice latina farnum, in italiano “farnia”, specie di quercia ghiandifera, ad indicare la presenza nel territorio di queste vegetazioni.

Qualche esempio: Farna a Manciano (GR), Farneta a Pomarance (PI), Farnese ad Asciano, Farnieto a Monticiano (SI), Farniola a Civitella196. “Farneto è un f itonimo collettivo, dal latino farneus (frassino, farnia), col suffisso -etum”.

 

 G. Losi, Guida del viaggiatore - Nel proseguimento della Strada Ferrata da Siena a Sinalunga, Siena 1860. “Il Paesello di Farnetella, antico Feudo, che passato dal dominio dei Conti della Scialenga sotto il Comune di Siena, fu per ordine di questo fatto demolire nel 1271, perché troppo spesso, per essere posto nella frontiera del Contado Senese, dava asilo ai Fuoriusciti di contrario partito”.

 

“Il toponimo Farnetella trae origine, probabilmente da farnia, albero della famiglia della quercia, ma a foglie più larghe, e di minore sviluppo. La farnia cresce in grande quantità presso Farnetella, specialmente a Castelvecchio.

Lo stemma di Farnetella è rappresentato da una farnia in sfondo rosso”.

 

 

Farnetella

 


FOENNA (torrente) Lungo circa 37 chilometri, di cui 20 nel territorio del comune di Sinalunga, e gli altri tra Foiano, Lucignano, Monte San Savino e Rapolano.

In alcuni documenti è scritto Fuenna e in alcune carte anche Fenna.

La valle del torrente Foenna percorre tutto il territorio comunale in senso longitudinale, partendo dalle colline di Rigomagno fino all’immissione nel Canale Maestro della Chiana.

Il Foenna ruppe gli argini provocando gravi allagamenti in diversi periodi: negli anni 1667, 1758, 1788 e 1896. Questo problema si è verificato anche in tempi recenti.

Qualche considerazione sull’origine e il significato dell’idronimo (nome di fiume). “I nomi dei corsi d’acqua di norma sono quelli che più tenacemente si conservano, tanto che non pochi fiumi e torrenti toscani sono riconducibili ad etimi etruschi o addirittura a basi mediterranee”. Pare che il toponimo Foenna derivi da un nome etrusco, Fuvìnna, da Puina, diventato Foenius in latino, e di questo ne è convinto il Pieri, che afferma: “Il dittongo non può essere antico, e dovè risultare dal dileguo di consonante mediana (se no, avremmo Fenna); e non pare ammissibile perciò la diretta connessione a Foenius, secondo proponeva lo Schulze. Il quale non bene a Fuvius vorrebbe connetter Fojano, che senza dubbio continua l’agg. di Furius, cioè Furianu”.

In un antico documento, ( Leonardo Da Vinci: veduta a volo d’uccello della Valdichiana, 1503, Windsor Royal Library) su cui tanto si è discusso, anche in campo toponomastico, Leonardo tratta di questo nome di torrente, chiamandolo Fenna. E non è chiaro se si tratti di un errore o meno.

 

 

Bettolle. Torrente Foenna nella zona Esse Secco

 


FOENNELLA Podere Foennella assume il nome da Foennella (diminutivo di Foenna, torrente della zona). Il Foennella è un lago che certamente ha un legame stretto con il torrente.

 

 

Torrita di Siena, leopoldina del Podere Foennella

 


FRATTA La Fratta: “bellissima fattoria con annessi agricoli grandiosi che si rifanno, nella struttura, alla villa padronale disegnata da Baldassarre Peruzzi nel Cinquecento.

Molto bello il giardino all’italiana e la chiesetta, all’interno della quale sono conservati pregevoli affreschi del Sodoma.

L’origine della fattoria è però molto più antica ed ha visto numerose grandi famiglie succedersi nel tempo, tra queste anche la famiglia del famoso Ghino di Tacco che qui nacque”.

“La prima notizia certa riferita alla Fratta risale al 1208”.

In generale il termine Fratta deriva dal latino fracta, ‘(cose) rotte’, participio passato di frangere, spezzare, dal greco frakte / fragma, chiusa, e questo da frattein / frassein, “assiepare, circondare”.

Si tratta di una Siepe o Macchia naturale, ma in questo senso non è di uso comune. Piuttosto è usato nel senso di Luogo, per lo più rotto o scosceso, intricato di pruni e altri sterpi e arbusti, che lo rendono di difficile accesso o impraticabile.

“L’insediamento originario, composto dal palazzo a pianta pressoché quadrata, dal cortile con pozzo, dalla cappella e dal giardino delimitato da muro di cinta e preceduto da viale di accesso alberato, ripropone un modello iconografico tipico delle ville rinascimentali del senese di ascendenza peruzziana, modello questo che si conservò inalterato anche nei secoli successivi”224.

La Fratta è formata oltre che dagli edifici padronali sopra descritti da numerosi ed ampi fabbricati adibiti alle varie funzioni della vasta tenuta agricola che i Gori Pannilini vi istituirono. Gran parte di questi gravitano tutti attorno alla villa o sono dislocati nel sito del vicino ed antico borgo medievale della Fratta documentato fin dal secolo XII come possesso dei Pecorai o Monaceschi che dettero i natali al noto condottiero Ghino di Tacco.

Precise indicazioni sullo sviluppo della tenuta agricola, che sembra avvenuto nel corso del XVII secolo, sono fornite dal Gherardini (A.S.S., ms. D.82 c. 210-211) il quale nel 1676 scriveva che la tenuta della Fratta, «consiste in venti poderi, diciassette dei quali sono sotto la cura spirituale della Collegiata di San Martino e di San Costanzo a Torrita e tre sotto la cura di S. Lucia e della Pieve di Sinalunga.» Diversamente nella denunzia della proprietà fondiaria del 1692 risultano attinenti della tenuta soltanto quattordici poderi intestati ad Augusto Gori (S. Pietro, S. Giacomo Minore, S. Giovanni, S. Tommaso, S. Bartolomeo, S. Andrea, S. Giacomo Maggiore, S. Mattia, S. Filippo, Redentore, S. Simone, S. Maria e S. Paolo) mentre in nota all’elenco si dice che questa famiglia possedeva nel 1746 anche i poderi S. Mattia e Portone.

Verso la metà del secolo successivo lo storico Pecci conferma l’esistenza dei venti poderi ed aggiunge che «dodici di quei poderi, nominati col nome ciascuno di uno de dodici Apostoli, formano tutto il villaggio...» (A.S.S., ms. D. 69, c. 156).

Questi ultimi fino a qualche tempo fa erano identificati sui prospetti dalle formelle scolpite raffiguranti appunto i Santi Apostoli, ed oggi purtroppo scomparse (ne resta una soltanto con l’immagine di S. Maria murata all’esterno).

 

 

Tenuta la Fratta

 

 

La Fratta, la villa

 


FRATTICCIOLA (Bettolle) Diminutivo di fratta. Toponimo unico nel senese. Il Podere prendeva il nome dalla località, tutt'ora esistente, il cui toponimo evoca chiaramente il vezzeggiativo di fratta.

Probabilmente si voleva distinguerlo dalla maggiore e più nota Fratta.

 

 

Podere Fratticciola

 


FUGA - (Podere della Fuga) [vi è anche "Fuga di Sotto" e "La Nuova Fuga"] In passato in alcuni documenti si trovava anche la forma grafica fugga. E raro, solo 5 casi nella provincia, di cui uno al plurale Fughe.

Fugga è una forma antica della parola fuga, come attesta il Vocabolario della Crusca. Può essere correlato alla parola foga, 'impeto', riferito ad esempio al soffiare del vento.

In questo campo semantico il Pieri interpreta il toponimo Futa, il Passo della Futa, il Monte della Futa.

Egli vede Futa come forma abbreviata (sincope) del latino fugita > fu(gi)ta, e pensa alla violenza dei venti della zona dell'Appennino in cui vi è la Futa.

Sostiene questa tesi anche Carla Marcato, uno dei maggiori studiosi di linguistica e toponomastica in Italia, nel Dizionario di Toponomastica, alla voce Passo della Futa.
Ha anche un'accezione letteraria, antica, come ripidità.

Una qualche traccia di questi termini si ritrova anche nel dialetto chianino, ad es. nell'espressione fogàssi, 'buttarsi con foga su qualcosa'.

Infine, una delle accezioni della parola fuga è la 'fuoriuscita rapida e copiosa di un fluido da una conduttura'; in tal senso è da accostare ai termini sfogo e scolo, quest'ultimo presente a volte nelle antiche carte e piante di un territorio, da avvicinare al significato di canale di scolo, e ancora fossato per lo scolo delle acque, liquidi, ecc.

Credo che il significato di fugga sia proprio nel campo semantico di scarico, scolo, sfogo, via di uscita, via di fuga, come si può desumere anche da analoghi antichi toponimi sinalunghesi, come ad es. Baregno o Rifiuto del Mulino di Montemartino. I mulini (molto numerosi a quel tempo) scaricavano i materiali e liquidi di risulta delle lavorazioni in alcuni punti di fossi e vari corsi d'acqua minori.
 

 

Torrione dei Poderi della Fuga

 

 

Leopoldina del Podere Fuga II

 

 

G

GALEGNO Torrente e nome di una valle. La piccola valle del torrente Galegno, tributario del torrente Foenna, separa la dorsale collinare di Collalto da l'Amorosa.

Lungo nove chilometri, i comuni interessati sono Sinalunga e Trequanda. Il Pieri ritiene che gli idronimi Galegno e Galegnolo derivino dall'antico nome latino Galenius.

 

 

Torrente Galegno (in basso) nella zona di congiunzione con il Torrente Foenna

 


GORGO (podere) (Bettolle) Gorgo: è un idronimo (nome relativo a corsi d’acqua): è il punto in cui il letto di un fiume o di un torrente si abbassa improvvisamente, quasi a formare un piccolo pozzo; per estensione: il vortice, il mulinello che l’acqua forma in quel punto.

Talora con gorgo si indicano anche quelle “cavità puteiformi” piene di acque sorgive.

In senso letterario, poetico, gorgo è sinonimo di fiume: “E tu, corrente e chiaro gorgo” (Petrarca, Canzoniere).

Dal latino gurgu(m), gola, voragine. Gorga: gola, fosso stretto e profondo.

In provincia di Siena non è molto diffuso: ricorre quattro volte: oltre al toponimo sinalunghese c’è Fosso la Gorga a Monteroni d’Arbia, le Gorghe a Rapolano e Ponte alle Gorghe a Trequanda. In Toscana troviamo: Sorgente del Gorgo a Campiglia Marittima (LI), Podere del Gorgo a Livorno, Le Gorgacce a S. Fiora (GR), Gurgo presso Bibbona (LI), Pian del Gorgo a Capoliveri (Elba) (LI), Gorgoli a Livorno e Gorgacce a Sorano (GR). 

“Al latino volgare gurgus «vortice del fiume», da cui l’italiano gorgo, vanno riferiti i vari Gorgo, con gli alterati Gorgone e Gorzone”.

 

 

Bettolle, podere Il Gorgo

 


GUAZZINO Frazione di Sinalunga. Fu un comune autonomo fino all’aggregazione definitiva al comune di Sinalunga nel 1778.

Alcune ipotesi sull’origine del nome:

1) Una dotta interpretazione tratta dal Dizionario del Repetti: “Il vocabolo di Guazzino potrebbe esser derivato dai possessi che ebbe costà un Guazzino di Montepulciano, del di cui figlio (Duccio di Guazzino) è fatta menzione in un istrumento del 19 febbraio dell’anno 1310, quando egli a nome della comunità di Montepulciano ricevè in deposito da Guglielmo dei Cavalieri del Pecora mille fiorini d’oro per restituirgli ad ogni sua richiesta”. Sappiamo, in toponomastica, che a volte il nome di un paese deriva da un personaggio, talora illustre, o da una famiglia che lo fondò o possedette, nel corso del tempo; sappiamo però che a volte è capitato il contrario, e cioè che una famiglia o un signore abbiano assunto il nome dal luogo in cui operavano. Sono possibili, quindi, anche nel caso di Guazzino, entrambe le ipotesi.

2) Potrebbe trattarsi di un diminutivo di Guazzo, che, anche in italiano è acqua bassa, pantano; si incontrano diversi toponimi con questa radice: Guazzatoio, un podere a Trequanda, Guazzara podere a Montalcino, Guazzerone a Chiusdino.

Potrebbe anche derivare da una voce germanica o longobarda, wazzer, acqua, da cui guazzo/ guazza, con la nota trasformazione di w in gu. Esempio: Guazzatoio (PT).

 

 

Guazzino - Festa delle Rocche

 

 

 

L

LAURETANA (strada / via) Un tratto di questa importante via di comunicazione attraversa anche il territorio di Sinalunga.

È un’antica strada etrusco-romana della Valdichiana che collegava Cortona a Montepulciano e Siena.

Con l’impaludamento della Valdichiana (IX secolo), dal percorso iniziale si sviluppò la cosiddetta Via Lauretana, nata per collegare Cortona a Montepulciano e Siena.

Il nome Lauretana (di probabile attribuzione settecentesca) deriva dal toponimo Loreto, localizzato nella piana sotto Cortona, nella zona del Sodo e che dà il nome anche al fosso locale. È da qui che partiva il primo ramo di questa strada che Emanuele Repetti nel suo Dizionario chiamò Antica Lauretana distinguendola dalla più importante Strada Regia Lauretana.

La primitiva via, che con molte probabilità esisteva già in epoca romana come uno dei tanti diverticoli della Via Cassia e abbandonata per forza maggiore dopo l’allagamento della valle, passava per Fratta, Santa Caterina, Fratticciola, Creti, Ponti di Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Rigomagno, San Gimignanello, Asciano e terminava a Siena.

Abbiamo visto che lauretana deriva dal paese Loreto. Aggiungiamo che, a sua volta, il nome di questo centro, come nella più celebre Loreto (AN), proviene dal fitonimo (nome di pianta) laurum, ‘alloro’, con il suffisso collettivo -etum; come nel latino Lauretum, bosco di lauri sull’Aventino.

 

 

Crete Senesi - Via Lauretana

 

 

 

M

MADONNA DI GALLO (Rigaiolo) Località in cui vi è la piccola chiesa della Madonna della Consolazione detta Madonna di Gallo.

Per Gallo: varie ipotesi:

1) Potrebbe essere una derivazione (con storpiatura popolare, dialettale o evoluzione del nome) da gualdo: “voce toponimica, deriva dal longobardo wald, “bosco”, ed è assai frequente come nome locale nel territorio interessato dall’occupazione dei Longobardi. Il termine è attestato anche come appellativo nelle carte medievali, spesso nell’accezione di “dominio”, cioè un insieme di terreni coltivati o non, con boschi o meno”.

 

2) Don A. Maroni spiega che il toponimo deriva dal cognome (Gallo o de Gallo) di una famiglia della zona (è attestato un de Gallo Antonio, nei registri battesimali della Pieve di Sinalunga, nel 1551) che l'avrebbe eretta e ne avrebbe cura nel corso del tempo, come segno di fede e devozione mariana.

 

3) Si confronti Capo Gallo, estremità della costa settentrionale della Sicilia, in cui uno sperone roccioso per la sua forma è paragonato a un gallo, da qui deriva il nome. Qualcosa di simile per il toponimo sinalunghese?

 

La Chiesa della Madonna della Consolazione, detta volgarmente di Gallo, situata a Rigaiolo (frazione di Sinalunga) versa ormai in uno stato precario. Il tetto della struttura è praticamente crollato esponendo così l’affresco presente nell’abside alle intemperie e a tutti quegli agenti dannosi per l’opera.

 

Il toponimo "Madonna di Gallo" è ricordato già nel 1686 in un documento che autorizza "la Fiera Libera alla Madonna di Gallo per i tre giorni 14,15,16 del mese di Agosto"

L’edificio, voluto dal  Vescovo di Grosseto Giò Battista de Gori Pannellini nel 1650 d.C. e che nel corso dei secoli è stato anche adibito a lazzaretto, fu venduto dalla Curia Vescovile ad un’agenzia privata qualche anno fa, per la scarsità di fedeli e per i costi alti per il restauro.

Il territorio della Valdichiana è ricco di queste piccole Chiese, che all’insaputa di molti, contengono vere e proprie opere d’arte spesso trascurate e senza tutele sufficienti.

 

 

Rigaiolo, chiesa Madonna di Gallo

 


MONTEMARTINO (Guazzino) L’origine potrebbe essere nel nome personale Martinus che concorre in diversi toponimi come seconda componente, dove la prima parte invece denota un aspetto del territorio, ad es. Fontemartino a Pomarance (PI), Poggiomartino a Roccalbegna (GR), Vallemartina a Manciano (GR) e ancora Monte Martini a Gaiole, Colle Martini a San Giovanni d’Asso e Cella Martini a Chiusdino (SI).

 

 

Guazzino, fornaci di laterizi Montemartino

 


MULINACCIO - (e Mulinaccio II) Nella grafia Mulinaccio è un Hapax, caso unico nel contesto della toponomastica senese.

Nella forma Molinaccio ricorre 20 volte. Col suffisso peggiorativo -accio, spesso usato in Toscana, richiama il Mulino (più di frequente Molino) elemento molto comune, presente in 120 casi nel Senese; ed è ben comprensibile se si pensa all'importanza dei mulini in passato e ai vari usi necessari alle comunità.

 

MULINACCIO - Podere I e II - La casa di questo podere si presenta nella pianta del Catasto Leopoldino composto da due abitazioni, ognuna delle quali è costituita da due interassi di vani, oltre un corpo antistante, il tipico portico scala-loggia che caratterizza queste case coloniche.
All'interno, i muri trasversali sono sostituiti da archi per rendere i vani (stalle) un unico ambiente. Un quarto della superficie del pianterreno (due vani uniti da un arco) erano probabilmente destinati a tinaia-cantina, poiché non vi è segnata la mangiatoia come negli altri vani. Il portico era caratterizzato da un grande ingresso ad arco, probabilmente a tutto sesto. L'arco era spostato verso l'estremità, in modo da dare spazio ad una finestrina.
Dall'esterno, la scala conduceva al primo piano all'abitazione, preceduta, come sempre, dalla loggia illuminata da un arco della medesima ampiezza di quello del pianterreno (m. 1,75).
Nella sezione del Catasto non è presente la piccionaia.

 

 

Torrita, Leopoldina del Podere Mulinaccio

 


MUSARONE (fosso e podere) (Bettolle) Il ‘fosso’, cioè un corso d’acqua, è lungo tre chilometri, tutti nel territorio di Sinalunga.

Poi c’è un podere con il medesimo nome, probabilmente nel terreno attraversato da questo torrente.

C’è il podere Musarone anche a Cortona (AR).

Il Pieri mette questo toponimo tra i nomi locali di origine oscura e incerta. Cominciamo col dire che il termine è raro, anzi, unico, almeno nella provincia di Siena. Aggiungiamo che è piuttosto insolito e alquanto misterioso.

Tentiamo qualche cauta congettura:

1) Potrebbe essere accostato alla voce dialettale musa (di cui sarebbe un accrescitivo) che in alcune accezioni indica la ‘treggia’, arnese che serve per trascinare materiali (legna, fieno o altro).

2) Potrebbe essere un accrescitivo di musara, “musara della cavezza”, termine usato per indicare l’aggancio delle briglie, ad esempio ad un cavallo. 3) Forse è da accostare a musarola, dizione popolare (così come muserola) di museruola, l’arnese a forma di gabbia tronca costituito da fili di ferro o strisce di cuoi intrecciate, che si pone al muso dei cani perché non mordano o degli animali da lavoro perché non mangino.

4) Potrebbe essere un antico soprannome, attribuito ad una persona che viveva in questa località, originato dal suo carattere e atteggiamento di musare, voce antica per “oziare, perder tempo, stare a guardare con meraviglia o curiosità”. (Per inciso: seppur non comune, si dice anche di animali che stanno col muso levato).

5) Da connettere con musàssi, voce chianina per “fronteggiarsi muso a muso”, detto di animali, ma, per estensione, anche di persone. Anche in questo senso potrebbe essere un nomignolo, un soprannome.

6) Musa (aferesi di ammusa) è voce di alcuni dialetti che indica un luogo sabbioso.

7) Se non pare troppo azzardata o fantasiosa l’ipotesi, musarone potrebbe relazionarsi al termine zoologico musaragno, il “toporagno”, nome derivato dalla locuzione latina mus araneus (‘topo’ simile al ‘ragno’ [per le sue dimensioni]), che come si vede è molto simile a musarone, di cui potrebbe essere una storpiatura popolare. Forse, un tempo, in questa zona vi erano animali di questo tipo.

8) In altre regioni si trovano toponimi come Torre Musara e Rocca Musara o Musarra, che non sapremo dire se abbiano o possano avere qualche attinenza col toponimo sinalunghese.

 

 

Bettolle, imbocco del fosso Musarone nel torrente Foenna

 

 

 

O

ORSINO (Rigomagno) Alcune ipotesi:

1) Potrebbe essere messo in relazione con un antico nome personale: Ursina, etrusco Ursmini; latino Ursenius, da cui, ad es., il toponimo Orsèna (Fosso d’-) che si trova a Pienza (SI). O anche Ursius, anch’esso antico nome latino. Vi sono documenti che riportano una Ursina presso Montefollonico (Torrita, Siena).

2) “Per indicare l’appellativo Ursinensis, si usano (nel Martirologio Geronimiano, ndr) i vocaboli: ad Ursum, Ursi, Ursicini (…). Con i vocaboli Paletrina e Ursinensis si è voluta ricordare la presenza dei templi di Falater e di Ursina, cioè di Giove e di Giunone, dèi protettori della colonia, che dovevano avere il loro templio nel vicus Falatrine, nella zona di Poggio Baldino”.

3) Vi è un documento che cita Francesco Orsino: “Il 6 ottobre 1357 accadde fra Sinalunga e Torrita un combattimento nel quale dall’esercito senese, comandato da Francesco Orsino, fu sconfitta la Compagnia di ventura del Cappello, composta di Brettoni; e comandata da Niccolò da Montefeltro conte di Urbino, che restò prigioniero con altri Capitani e con trecento uomini d’arme e mille pedoni; i quali tutti furono condotti legati a Sinalunga. Questo fatto è dipinto nella sala del palazzo del Potestà di Siena”.

4) In quell’epoca vi era anche il cardinale Orsino, che viene citato in alcuni documenti inerenti la storia di Siena e di Sinalunga. Comunque, il nome Orsino e anche il cognome, sono citati in diversi periodi della storia di Siena e di Sinalunga. Più banalmente potrebbe trattarsi di un antico titolare di un fondo nella zona.

 

 

Rigomagno, panorama

 

 

 

P

PADULECCHIE - A volte si incontra anche la forma grafica di Padolecchia. Si tratta di un caso unico in tutta la provincia.

Alla radice vi è i termine padule , che ricorre (come forma-base di un toponimo) altre quattro volte nel senese.

Padule è una variante toscana di palude (forse per un processo linguistico detto "metatesi" per cui si invertono due lettere o una sillaba).

Da notare che il diminutivo di padule è paduletto/paduletta, che non è molto dissimile a padulecchie.

Quel suffisso acchia/ecchie, potrebbe essere un riflesso di un incrocio con parole tipo catapecchia, che anticamente indicava un "luogo selvatico, sterile".

Più in genere il tema padule / palude, ecc., richiama il periodo in cui una parte della Valdichiana era impaludata.

 

 

Torrita di Siena, zona delle Padulecchie

 


PANNELLINA - (Pannellina I, II) In qualche caso si trova anche la denominazione "Podere la Pannellina".

Caso unico nella provincia. Può forse essere spiegato nel seguente modo.

1) Diminutivo e in versione femminile di panno, dal latino pannu(m), coi diminutivi pannellu(m) e panniculu(m), a indicare un lembo sottile di terra. Riguardo alla forma femminile (Pannellina) si possono aggiungere due considerazioni: A. In Italiano antico esisteva pana, variante di pano (panno). B. potrebbe trattarsi di un toscanismo.

2) Un confronto con un toponimo simile, Panni, comune in provincia di Foggia.

Una delle etimologie possibili è dal latino pandus, "curvo, piegato", riferito a qualche elemento geomorfico.

Ancora riguardo alla forma femminile si può aggiungere che non è raro in Toscana questo uso, come si può vedere in vari casi, ad es. in Poderìna (Montalcino; Guazzino) dove incontriamo, come nel nostro toponimo, sia il diminutivo che la desinenza femminile.

 

 

Podere I e II della Pannellina

 


PORTICCIOLO - Testimoni dell'inizio della palude, rimangono i poderi Porticciolo 1° e Porticciolo 2°, chiari toponimi che indicano dove si trovassero gli attracchi delle barche per la pesca e il trasporto nel lago.

(Bettolle) Diminutivo di porto. Piccolo luogo sulla riva di un corso d’acqua per riparo e attività di imbarcazioni. Dal latino portu(m), propriamente ‘entrata, passaggio’, della stessa radice di porta.

“La fertile pianura sottostante, quella Valdichiana famosa per aver rifornito di grano la flotta romana in partenza per Cartagine, si stava impaludando. Le delicate canalizzazioni etrusche erano ormai saltate e, di lì a poco, la valle si sarebbe trasformata in un immenso acquitrino. A riprova dell’estensione della palude, sono giunte fino a noi varie località – in tutta la valle – con il nome di «Porto»”

.

 

Montepulciano, zona dei Poderi del Porticciolo

 


PORTO Sono tre i toponimi sinalunghesi che richiamano il tema del porto ed evocano la navigabilità dei fiumi o l’esistenza in passato di zone di palude.

“Le terre che emergevano dalle acque venivano anche chiamate Isole, e ad esse si accedeva partendo da Porto”.

“La ricchezza di queste famiglie derivava da un sapiente sfruttamento agricolo della fertilissima Val di Chiana e verosimilmente delle stesse zone acquitrinose ricordate da Strabone per la coltivazione del papiro; ulteriore fonte di arricchimento doveva venire dalla pesca. (…)

“Fonti documentarie di età medievale testimoniano come il fiume Clanis fosse ancora navigabile in più punti, tra Chiusi e la zona di Bettolle: nel 1325 venne deliberata dagli Statutari di Cortona la costruzione di una nave (…)

Inoltre si doveva provvedere ad alcuni restauri al porto di Fasciano (…) Il Chierici ha proposto di identificare questo approdo con la località Porto (250 slm.) nel territorio di Sinalunga”.

“Questa navigazione ha lasciato tracce evidenti nei toponimi «Porto», come Portovecchio in Versilia, Porto sul margine nord-est dei Monti Pisani, i sei Porti indicati nelle vecchie carte topografiche dell’IGM intorno al padule di Fucecchio, Porto e Porticciolo in Valdichiana”

 

 

Bettolle, Via del Porto - zona di Rotone

 


PORTO VECCHIO - Hapax, unico caso nel Senese. Anche gli altri toponimi sul tema "porto" son rari, solo 5 occorrenze.

Scrive Giulio Paolucci in Sinalunga e Bettolle. Due centri etruschi della Valdichiana:
«A nord le ricche sepolture di Quercia Caffera dovevano sorgere lungo un itinerario che collegava Bettolle ai centri di Foiano e Marciano, dal quale probabilmente si diramava un diverticolo che scendeva verso il fiume, dove appare ragionevole ipotizzare l'esistenza di un approdo e di un traghetto, che forse possiamo restituire in località Porto Vecchio».


Riccardo Ambrosini in Lucca e il suo territorio afferma: «Le terre che emergevano dalle acque venivano anche chiamate Isole, e ad esse si accedeva partendo da Porto».


Landò Bortolotti, La formazione dell'identità regionale: «Questa navigazione ha lasciato tracce evidenti nei toponimi «Porto», come Portovecchio in Versilia, Porto sul margine nord-est dei Monti Pisani, i sei Porti indicati nelle vecchie carte topografiche dell'IGM intorno al padule di Fucecchio, Porto e Porticciolo in Valdichiana».

 

 

Bettolle, Leopoldina del Podere Porto Vecchio

 


PRATA (anche via, traversa di via Trento) Uno dei nove rioni in cui si articola Sinalunga.

Termine antico per indicare i prati, si diceva anche le pràtora.

Prato: tratto di terreno coperto d’erba, spontanea o seminata. Propriamente prata è il plurale di pratum, prato.

Ricorre spesso in toponomastica, ad es. la città di Prato, e ancora: Pratella, Pratiglione, Pratola, Pratomagno, Pratovecchio.

A proposito del toponimo sinalunghese citiamo questo brano che racconta le opere di bonifica delle zone paludose: “Il problema centrale riguardava l’area dei “Prati di Sinalunga” (la zona che oggi si chiama Le Prata), che all’epoca era quasi sempre impaludata perché la Foenna, avendo gli argini più alti della pianura, non era in grado di riceverne l’acqua.

Ai margini di questo problema c’era anche la questione del molino di Monte Martino (di proprietà della comunità), nei pressi dei Prati di Sinalunga, che vedeva ridursi sempre più la sua capacità di far ruotare le macine a causa dell’innalzamento del letto della Foenna”.

Giovan Battista Del Corto nel suo libro Storia della Val di Chiana cita questo luogo:

Nell’Archivio di Stato Senese, vi ha un volume a parte, manoscritto, intitolato Livellazione del piano di Sinalunga, contenente una relazione di Fabiano Fabiani in data 17 luglio 1742 ed una pianta. Nella relazione è studiato anche il modo di liberare dalle inondazioni e dall’impaludamento quel tratto di piano sinalunghese che chiamasi Prati o Prata, e si parla pure delle condizioni della Foenna, dell’elevazione del suo alveo, de’ suoi interrimenti, delle sue arginature composte di terreni poco resistenti al peso delle acque”.

 

 

Sinalunga - Le Prata

 


PRESA - L'origine della parola (usata in questo caso come toponimo) è presa, "appezzamento di terreno", dal latino prehendere.

Presa esprime il concetto della suddivisione dei terreni (le "prese" appunto) avvenuta per vendita, per rotazione agraria o per bonifica.

Nel dialetto senese la parola presa indica un "appezzamento di terreno di buona misura" Anche negli antichi contratti si scriveva ad es.: Pianta d'una presa di terreno boschivo denominata..."

Esiste, in altra zona, anche il toponimo Preselle, a indicare il diminutivo.

 

 

Bettolle - presa di terra delimitata da testucchi

 


PRESELLE - Torrita -  Il toponimo è formato dal plurale e dal diminutivo del termine presa, “appezzamento di terreno”, dal latino prehendere. Presa esprime il concetto della suddivisione dei terreni (le “prese”, appunto) avvenuta per vendita, per rotazione agraria, per bonifica, ecc. Troviamo, al singolare. C’è anche la variante Presaccia, ad esempio a Rapolano (SI), che suona come accrescitivo, o meglio, come una sorta di “dispregiativo”, con il tipico suffisso toscano -accio.

 

 

Torrita di Siena - zona preselle

 

 

 

Q

QUERCE CAFFERA (podere) (Bisciano / Bettolle) Talora la denominazione del luogo è al singolare, Quercia Caffera (ma sappiamo che in toscano il singolare di quercia è reso con querce).

Nel 1834, presso questo podere furono scoperti alcuni resti di tombe ed edifici etruschi risalenti al IV e III sec. a.C.

Alcune ipotesi per spiegare l’enigmatico termine caffera.

1)  Caffera è anche una delle varianti del cognome-base Caffo e anche Càfaro.

2)  Il termine Caffera forse è da accostare all’arabo kafir o kafr, ‘fosso, scavo, luogo scavato’; questa radice si trova ad es. nel siciliano càfuru, ‘vuoto, fracido, morbido’ e nel calabrese càfaru, ‘cavità, buco’ e anche ‘burrone, solco profondo, ruscello’. Esiste il torrente Càffaru (CS), e nella toponomastica calabrese si incontra questa radice (con significato anche di “vuoto dentro, tarlato”) in alcuni toponimi come le contrade Cafarone, Cafurna, Cafuru.

3)  Càffaro in agricoltura è una pasta o polvere anticrittogamica.

4)  Caffo in toscano significa ‘dispari’ (dall’arabo kaff, ‘palmo della mano’).

5) Cafro (dall’arabo kafir, ‘infedele’) era un termine spregiativo con cui gli europei designavano le popolazioni nere insediate nell’area sudorientale dell’Africa.

6)  Potrebbe esserci una connessione con un particolare tipo di quercia, nome scientifico Quercus coccifera, dalla corteccia rossastra, usata tra l’altro per tingere di rosso gli indumenti.

 

 

Bettolle - Loc. Bisciano - Podere Querce Caffera

 

 

Bettolle - Loc. Bisciano - Podere Querce Caffera - fronte

 

 

 

R

REAL FATTORIA - Bettolle - Fattoria storica appartenuta all’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano e ai Granduchi di Toscana. Oggi villa nel centro storico di Bettolle.

Real in senso di reale / regale, termine antico per indicare cosa che per il suo essere, la sua qualità, la sua importanza, è degno di un re.

In toponomastica troviamo Realmonte (AG), che era Mons regalis, Monte Regale, e ancora Monreale (PA), anche questo con valore di Monte regale.

“Al momento della cessione dalle Regie Possessioni all’Ordine di Santo Stefano, la fattoria viene indicata con la denominazione di Torrita (o Turrita) (…) ma a partire dalla seconda metà del Seicento, la stessa fattoria viene sempre più spesso denominata abbinando al nome di Torrita quello di Bettolle.

Piuttosto che di due distinte fattorie (Torrita e Bettolle) si tratta di un’unica azienda con doppia denominazione, dovuta alla sua estensione a cavallo di entrambi i territori. (…)

Invece nei decenni successivi prevarrà la denominazione di Bettolle su quella di Torrita: già nella pianta della fattoria datata 1684, troviamo l’indicazione di Bettolle e da allora in poi, per un processo di scivolamento nominalistico, viene definitivamente indicata come fattoria di Bettolle, ma si tratta sempre della stessa azienda agraria che si espande sul territorio in direzione di Bettolle a seguito ai lavori di bonifica e regimazione delle acque del torrente Foenna e per gli accorpamenti e nuovi acquisti, effettuati dai ministri della Religione di Santo Stefano.

Ancora oggi prevale la denominazione di Fattoria di Bettolle, per indicare le parti della fattoria acquistate nel 1864 dalla famiglia Puccio e tuttora in possesso degli eredi”.

 

 

Bettolle - Palazzo di Fattoria

 


ROMITORIO (Romitorio di Sopra e Romitorio di Sotto) (Scrofiano) Romitorio, che sta per ‘eremitaggio, eremo’, è derivato da romito, variante popolare di eremita, persona che si ritira in solitudine per dedicarsi alla ricerca della perfetta unione con Dio, concentrandosi nella preghiera, contemplazione e penitenza.

Eremo deriva dal latino tardo eremu(m), dal greco eremos, ‘solitario, deserto’.

In toponomastica troviamo L’Ermèta ad Abbadia S. Salvatore, Poggio Romito a Sovicille e Romito a Roccastrada.

Identico al toponimo sinalunghese, Romitorio, è a Castelnuovo Berardenga.

Infine esistono anche Romitello a Chiusdino (SI) e Romitelli a Castiglione d’Orcia (SI).

 

Bartolomeo Gherardini (Auditore Generale in Siena) Visita alle Terre dello Stato Senese Vol. I C..

 “Chiesa e Romitorio di S. Pietro. Chiesa con il suo romitorio sotto il titolo di S. Pietro in Vincolis, questa è della Comunità, che a suo tempo elegge il romito, il quale ha obbligo celebrarvi la festa titolare (la quale, com’è noto, cade il 1º di Agosto) e gode un pezzo di castagneto, una vignarella et alcune terre”.

 

In un poggio presso Farnetella (l’Eremo della Bandita, chiamato da tutti il Romitorio) viveva un misterioso abitatore.

Il poggio anticamente apparteneva al Comune di Farnetella e successivamente di proprietà degli antichi signori del castello.

Il Poggio dista circa un chilometro da Farnetella e per arrivare occorre attraversare una piccola viuzza con distese di oliveti, vigne, piante, arbusti. La via continua con una ripida salita e presso il colle del Romitorio si biforca in due straduccie boschive, una che conduce alla vetta del Romitorio e l’altra che continua per i boschi, conosciuti tutti per Boschi della Bandita.

Il poggio è immerso nel bosco fittissimo con alte querci, ed era abitato da selvaggi e feroci animali, come cinghiali e lupi, molto numerosi nel Medioevo nelle campagne toscane.

Nel 1400 circa, qui abitava un uomo che alternava tutti i suoi giorni fra silenzio e preghiere in solitudine. Era vestito di sacco ed il suo nome era Alessio.

Alessio si rifugiò nel bosco e fabbricò a sue spese una cappella ed una capanna dove abitò per un lungo periodo finché non morì.

 

Da come si apprende nella Monografia Storico-Statutaria di Adolfo Ferrari si dice che Alessio fosse di illustre e ricchissima famiglia; cosa che spiegherebbe le spese fatte da lui per la costruzione della cappella.

Alessio (si pensa che appartenesse alla Comunità dei Frati Serviti di Scrofiano) aveva scelto di vivere ritirato dagli uomini e di vivere solo in mistica relazione con Dio, perché diceva di averlo offeso.

Faceva penitenze, diceva che doveva scontare gravi peccati e voleva da Dio la misericordia e il perdono.

Nella cappelletta ogni mattina celebrava la Messa per pochi pastori e spesso veniva invitato dal Pievano di Farnetella per celebrare la messa. Lasciava il suo tugurio ed andava ad assistere le persone infelici e bisognose, come nello Spedale di Farnetella.

Svolgeva innumerevoli opere di pietà e di misericordia.

Da alcuni pastori furono ritrovati resti di Alessio: una ciotola di legno, con la quale egli attingeva l’acqua ad una fonte lì vicina ed un oggetto appuntito di ferro che serviva per punire il suo corpo e farsi disciplina.

Nel luogo dove sorgeva la chiesa fu eretta una piccola costruzione dalla Famiglia Ferrari e vi fu posta un’iscrizione: Si trovano tuttora i resti della costruzione, anche se in pessimo stato. Il poggio del Romitorio è ogni anno una delle tappe della Visita delle sette chiese della Processione del Venerdì Santo.

 

 

Scrofiano, panorama

 

 

Farnetella, panorama

 


ROTONE (Molino del Rotone) (Bettolle) In questa località vi era un mulino.

Il Pieri cita due toponimi, Ruota a Capannori (LU) e Rota a Seravezza (LU) e nota che essi sono in “relazione a un mulino o altro opificio idraulico”.

“Ruota certamente deve il suo nome alla presenza di mulini”. Anche nel toponimo sinalunghese Rotone potrebbe esserci questa etimologia.

Altre ipotesi:

1)  Forse rotone è da connettere al tema rota / ruota / rotondo, con accrescitivo -one, con allusione alla forma curva o rilevata di terreni, dovuti ad esempio dall’ansa di un fiume, declivi o terrazze, o con riferimento al mulino. 

2)  Forse dal latino rupta, ‘via, sentiero’, con valore accrescitivo. 

3) Con un po’ di immaginazione, forse da accostare alla voce dialettale toscana rota, cioè l’azione che fanno le rotaiòle, le donne che durante la castagnatura andavano lungo le strade a raccogliere le castagne cadute, e, se riuscivano, anche quelle sui castagni; rota perché giravano intorno ai castagneti per cogliere il momento in cui, non viste, potevano entrare dentro, mosse dal detto che “la castagna della strada e della proda è di chi se la piglia”, trasformato facilmente nell’altro “la castagna è di chi primo se la piglia”.

Forse in questa zona, chiamata rotone (un accrescitivo) vi erano castagneti che presero questo nome da questa antica usanza.

 

 

Bettolle, "Mulino di Rotone"

 

 

 

S

SALARCO (torrente) Lungo 15 chilometri, 1 a Sinalunga, 12 a Montepulciano e 2 a Torrita.

Ipotesi etimologica: Salarco ha una base sal(a), voce prelatina (è un tema idronimico) che sta per ‘corso d’acqua, canale, acquitrino’404. Per l’altro elemento, arco, sono possibili tre ipotesi:

1) Derivazione dal nome personale latino Arcius.

2) Forse potrebbe essere connesso al latino arcus, ‘arco’, con allusione ad es. alla curvatura del corso d’acqua.

3) Possibile anche una relazione col latino arx, arcis, ‘rocca’, nel senso di altura, parte elevata, ecc..

Salarco ha dei paralleli, da un punto di vista toponomastico, in Salandra (MT) e, secondo alcune interpretazioni, anche con i celebri toponimi Salerno e Salento.

Riguardo alla diversa composizione del nome Salarco (una base prelatina e un suffisso latino), in toponomastica non è raro che ad una voce preindoeuropea venga poi accostato formalmente un suffisso latino.

 

 

Ponte sul Salarco - allacciate di sinistra

 


SALCIAIA -   Torrita di Siena - Primo e secondo podere della Salciaia - Lo stato attuale dei due poderi differisce molto dal progetto originario.
Nella ristrutturazione sono stati mantenuti i muri portanti ortogonali alla facciata, con i loro interassi. E' facile notare come gli interassi più ampi siano interni, mentre i due più piccoli esterni fungono da contrafforte agli archi molto ribassati degli interassi interni.
Gli interassi più piccoli esterni sono intervallati da archi e da muri pieni traversi, così da reggere meglio la spinta che proviene dal centro.
La Salciaia è un esempio tipico della risposta costruttiva alle necessità del momento.
La pianta del 1779, pur presentando gli stessi quattro interassi, ha un avancorpo del tutto diverso e abbastanza insolito: non vi sono i due grandi portici ad arco, poiché l'ingresso alle scale e alle stalle era laterale e non sulla facciata.

Il toponimo richiama un podere caratterizzato da terreni piantati a salice.

 

 

Torrita di Siena  - casa Leopoldina dei Poderi I e II della Salciaia

 


SAGGINALI - Abbadia di Montepulciano - Podere Sagginali I e II - Caso unico nel senese. Il Sagginale è anche il fusto secco della saggina.

Più in generale il nome del podere richiama la saggina, pianta erbacea coltivata come foraggio fresco e per le cariossidi utili come concime.

 

 

Abbadia di Montepulciano - casa Leopoldina dei Poderi I e II Sagginali

 


SCIARTI - (I, II, Sciarti Nuovi, Sciarti Bassi) Toponimo unico. È anche il nome di una frazione del comune di Montepulciano. C'è anche Via degli Sciarti.

Un articolo di Alessandro Angiolini, Sciarti e la sua antica storia dimenticata. Eccone il brano iniziale:


«Durante la stesura della terza edizione del suo fortunato libro "Prime comunità cristiane e strade romane nel territorio di Siena - Arezzo - Chiusi", feci notare a don Alfredo Maroni, l'esistenza di un podere chiamato Strada sulla direttrice della Cassia Adrianea in località Sciarti, nei pressi di Abbadia di Montepulciano e facilmente riscontrabile in tutte le carte topografiche.

Il podere aveva lo stesso nome di quello situato nella vicina Gracciano, nei pressi del torrente Salarco, un toponimo descritto dal Maroni nelle sue due prime edizioni ed identificato su una diramazione della strada romana.

Alla Parcese (Stazione di Montepulciano), la Cassia Adrianea attraversava il torrente Salarco (il percorso naturale del più importante corso d'acqua polizianò fu modificato e deviato verso nord a partire dal 1849 dall'ingegnere idraulico granducale Alessandro Manetti) procedendo in rettilineo per Caselle fino alla "villa della Strada" a Sciarti.


Mi è stato raccontato da alcuni abitanti del posto, che in passato, durante gli scassi profondi degli aratri dei trattori nei terreni agricoli intorno al podere Strada, sono emersi a volte dei grossi pezzi di pietra liscia che potrebbero testimoniare la presenza dell'antico selciato.

A chi può obbiettare tale ipotesi affermando che è impossibile con un mezzo agricolo arrivare alla profondità dove si trova il selciato della Cassia Adrianea dato che le campagne della Valdichiana bonificate con la tecnica delle colmate sono state rialzate da spessi sedimenti lasciati dalle piene dei torrenti, rispondo che non è il caso di Sciarti, dato che in questo luogo la palude non arrivò mai.

La linea d'acqua del lago stagnante iniziava all'incirca un chilometro più a est, in direzione del Canale Maestro, nei pressi dell'odierna chiesa di Sciarti (quella antica, forse di origine medievale, si trovava proprio davanti al podere Strada) costruita nel 1833 per volere del granduca di Toscana Leopoldo II nei terreni bonificati della fattoria granducale di Abbadia».


L'autore cita antichi documenti poliziani con l'elenco di villaggi del distretto di Montepulciano. E aggiunge: «Da questi elenchi così precisi, non risulta mai il nome della località Sciarti, ma si trova invece quello di Villa della Strada. Viene menzionata una contrada denominata "Stradelle" che può essere probabilmente riconosciuta nella "Villa della Strada" poi diventata Sciarti».


In conclusione, Strada, Villa della Strada e Stradelli potrebbero essere i progenitori di Sciarti.

Come si è passati da strada a sciarti? Nel corso dei secoli molti toponimi originali sono stati "corrotti" (come si dice in linguistica) per una serie di ragioni legate alla percezione popolare, alla parlata dialettale, a errori di scrittura, ecc.

Si parte da strada, dal latino strata(m), a sua volta sostantivo femminile di stratus, participio passato di sternere, "stendere, lastricare"; con innesto di strato/strati (già presente nell'etimologia di strada, ma forse con allusione a strati/livelli/ terrazze del territorio?).

 

Forse con un po' di fantasia si potrebbe immaginare la seguente "catena etimologica" strada/strata > strati > sctrati (cioè una pronuncia con la "s" di scia, "strati") > shrati > sciarti (quest'ultimo per metatesi, cioè inversione di una sillaba).

È solo una prima congettura per spiegare questo toponimo più unico che raro. Una seconda ipotesi potrebbe essere quella ottenuta procedendo da strada/stradelle: immaginando l'espressione completa "le stradelle" o "alle stradelle", per indicare il luogo, si avrebbe alle stradelle/stratelle > le stratelle > lestratelle (agglutinazione dell'articolo) > lecstratelle (dove il nesso "cs" percepito come "x" porta a "sc", come Axiano > Asciano) > shtratelle > shtrate > shtrati > shrati > sciarti.
 

 

Comune di Montepulciano - zona Sciarti

 

 

 

V

VIGNACCE (Bettolle) Il riferimento è abbastanza evidente, dal latino vineam, alla vigna, ai vigneti, aspetti caratteristici di determinate contrade o zone. Il toponimo è formato anche con il suffisso -accio, spregiativo, peggiorativo, spesso usato in toscano; incontriamo anche, al singolare, Vignaccio a Grosseto.

VIGNACCE (podere)

 

 

Bettolle - zona Vignacce